giovedì 31 ottobre 2013

Fiorentina-Napoli: il commento

Cominciamo dalla coda, dal veleno. Il fallo su Cuadrado era da rigore. Netto, senza se e senza ma. Certo, si potrebbe obiettare che Cuadrado cade volando tipo tuffo a mare dopo e non per colpa del calcetto malandrino di Inler. Oppure, qualcuno potrebbe raccontare la storia di al lupo al lupo, sostenendo che i mille voli del colombiano gli sono costati l'idiosincrasia arbitrale a fischiargli il penalty. Eppure, questi sono discorsi che non tengono: il calcio di rigore era netto, andava fischiato. E forse, avrebbe rimesso le cose a posto in quanto a risultato.

Qui sta la nuova, inattesa grandezza della squadra di Benitez. Ricordate, in maniera immediata, qualche Napoli di Mazzarri vittorioso senza meriti, magari in una partita come quella di Firenze in cui la squadra è stata schiacciata indietro per buona parte del minutaggio? Esatto, no. Non potete, perchè il Napoli a cui eravamo abituati era una squadra in grado di vincere solo esprimendosi al meglio, con le frustate in ripartenza tipiche della squadra in salute difensiva e con bocche di fuoco accese in avanti.

Oggi, la musica è cambiata: il Napoli, forse, non meritava di vincere. Eppure, l'ha fatto. Forte dei suoi campioni, forte della sua capacità di resistere al gioco avvolgente dei viola, forte di una consapevolezza nei propri mezzi figlia del grande lavoro di Benitez. Forte, finalmente, anche di quell'esperienza nella gestione della gara e delle risorse che aveva sempre fatto difetto alle ultime edizioni degli azzurri. Il lancio di Mertens, poi, è stato un capolavoro del tecnico madrileno: il belga ex Psv è stato centellinato all'inizio, e ciò gli ha consentito un inserimento graduale e senza traumi. Poi è stato acceso come un barilotto di dinamite nei cartoni, con quelle micce lunghe che hanno solo poi amplificato il botto di una classe e una tecnica non comuni e ora riconosciute da fatti e rendimento. Ora il Napoli ha alternative concrete in avanti, con un centravanti come Higuain in grado di essere uomo assist e squadra e una batteria di supporto, con il capolavoro di mercato Callejon (sei gol per lui in stagione), che può addirittura concedersi il lusso di far addormentare Hamsik nel un suo classico periodo di appannamento (in ogni caso lo slovacco è a cinque gol in campionato, tanta roba). Con qualche pedina in più in difesa, questa squadra diviene non solo assolutamente eccezionale, ma anche pronta a correre per tutti i traguardi fino a maggio.

Dall'altra parte, senza fallo, la miglior squadra affrontata finora dagli azzurri. I viola hanno impressionato, molto più della Roma, per qualità di gioco e interpreti. Rossi è di un'altra categoria, Cuadrado deve solo limare eccessi, atteggiamenti ed esagerazioni tecniche e comportamentali. Smussati gli angoli, diverrà campione e fuoriclasse capace di spostare partite ed equilibri. Pizarro è sempre al top, Pasqual è il meglio che c'è in Italia sulla fascia sinistra. Con un Gomez in più e uno Joaquin con maggior minutaggio nelle gambe, questa squadra è da pienissima zona-Champions. Per essere da scudetto, manca qualcosa nel purissimo settore difensivo: Roncaglia non è un terzino destro, Savic può migliorare e Compper non vale il grande assente Gonzalo Rodriguez. Il vero top player, però, siede in panchina. Montella fa giocare bene la sua squadra sempre, senza dubbi o intermittenze. Il Napoli è stato schiacciato fin da subito con la forza d'urto del gioco, non con la forza d'urto e basta (Juve-style, per intenderci). Come detto, alcuni interpreti non hanno o non hanno ancora le qualità per sottendere in toto le idee dell'Aeroplanino, ma la sensazione è quella di una grande squadra riuscita ad esser tale soprattutto per la bravura di un allenatore serio, intelligente e soprattutto dalle grandi doti.

Peggiore in campo l'arbitro, e questo l'abbiamo già detto. Tra due grandi squadre, il vero sconfitto è lui. Appuntamento al ritorno: scommettiamo che assisteremo ancora ad una delle più belle partite del campionato?

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